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    «Non fu una ritorsione contro i torti del fascismo»

    By di Damir Grubiša già Ambasciatore della Repubblica di Croazia in Italia Febbraio 10, 2019 178
    Il Presidente Mattarella durante il discorso al Quirinale Il Presidente Mattarella durante il discorso al Quirinale Foto: quirinale.it

    di Damir Grubiša già  Ambasciatore della Repubblica di Croazia in Italia

    Molte sono state le celebrazioni del Gorno del Ricordo a Roma, quest’anno. Ma l’evento più solenne è stata la celebrazione al Quirinale, voluta quest’anno dal Presidente Sergio Mattarella. A differenza dagli anni scorsi, quando la manifestazione principale si era tenuta al Senato o alla Camera, la celebrazione di quest’anno è stata innalzata al massimo vertice della Repubblica Italiana, con la partecipazione pure del presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, del presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, del presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanzi e del vicepresidente del Senato della Repubblica Ignazio La Russa. Presenti pure i ministri degli Esteri Enzo Moaveri Milanesi e dell’Istruzione Marco Bussetti nonché molti altri rappresentanti del governo, del Parlamento, autorità civili e numerosi esponenti delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati. E, per la prima volta, alla cerimonia hanno partecipato anche gli Ambasciatori di Croazia, Slovenia e Montenegro.

    Grazie per le riesumazioni


    Nel corso della celebrazione, aperta dalla proiezione di un video di Rai Storia sull’esodo e sulle foibe, sono intervenuti il presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli Istriani, Fiumani e Dalmati Antonio Ballarin, lo storico Giuseppe Parlato dell’Unint – Università internazionale di Roma, il professor Giuseppe de Vergottini, esule di prima generazione che ha portato la sua testimonianza ed è stato successivamente intervistato da due studenti.

    Un grande effetto sui partecipanti lo ha avuto l’intervento introduttivo di Antonio Ballarin, presidente della Federesuli, che ha esordito con il motto: “Affinchè ciò che è accaduto non accada più”. Gli abomini patiti dal Popolo istriano, fiumano e dalmata siano di monito ai cuori e alle menti umane, affinché una stagione di pace e tolleranza prosperi duratura, affinché la sofferenza, la violenza gratuita, l’emarginazione da noi subita non abbiano più cittadinanza per nessun gruppo etnico, religioso, politico, né a causa delle idee professate, né in base allo status sociale degli individui, ha continuato Ballarin. E poi, ha aggiunto, non è retorica se vogliamo restare fedeli alla verità della nostra Memoria e a una identità che agisca come lievito benefico nella società. Cosi operando viene ricomposta, giorno per giorno, la frattura in un popolo che in stragrande maggioranza scelse l’Esodo ed in minima parte rimase in Istria, Quarnero e Dalmazia. “Le Associazione degli esuli, ha ribadito Ballarin, praticano il loro impegno a favore di una Memoria che sia in grado di costruire un’etica di pace e verità. Ed è proprio in forza di questo impegno che è stato possibile far comprendere il vero animo della nostra gente, amante appassionata della Terra alla quale appartiene, trasmettendo tali calori alle istituzioni che oggi governano l’Istria, il Quarnero e la Dalmazia”.

    E qui Ballarin ha aggiunto: “Non possiamo che ringraziare quelle Istituzioni croate, slovene ed italiane, che hanno permesso di realizzare pochi mesi fa un atto di giustizia e pietà umana, quale è stata la riesumazione delle vittime di Castua trucidate, come molte altre, a guerra finita; e non basta, è necessario continuare in questa direzione, altri nostri orti aspettano una lapide che li ricordi lì dove sono morti”. Il mondo dell’esodo giuliano-dalmata ha saputo, da tempo, oltrepassare le barriere dell’ideologia politica, così come gli steccati costruiti ad arte dai nazionalismi, eppure nonostante ciò, nonostante il paziente lavoro di testimonianza teso a costruire, a dare visione futura, a riconciliare, a far capire che senza Memoria non vi è futuro e senza coscienza del male non vi è possibilità di vita, resta sempre un alone di discriminazione che è duro a morire e che aleggia sul mondo dell’Adriatico orientale, cerniera tra popoli e mai cesura, ha detto Ballarin. E poi, ha espresso la propria costernazione davanti a tentativi, condotti da una piccola minoranza ideologizzata, volti a minimizzare il dramma dell’Esodo. In questo contesto, dando voce al comune desiderio di tutti gli esuli, ha rilevato l’opportunità di costituire una Commissione parlamentare di inchiesta per fare piena luce su simili tragici eventi e, attraverso la verità storica, arrivare a una Memoria che sia conosciuta e condivisa da tutti.

    Infine, concludendo il suo intervento che è stato seguito con grande attenzione, ha dichiarato che “il nostro popolo, la nostra gente, è sempre stata aperta ed integrante. Questo popolo ha saputo far ripartire la propria esistenza da una tragedia senza il minimo atto di violenza, desideroso di far comprendere che è giusto restare nella propria Terra, è giusto vivere in pace, è giusto poter tornare non da turisti ma con la dignità dovuta, uniti a quella Terra alla quale siamo indissolubilmente legati nonostante ogni dramma, sciagura ed ingiustizia”. Il suo discorso è stato accompagnato da un applauso scrosciante del pubblico, a voler confermare non soltanto il giudizio di Ballarin sugli eventi drammatici del dopoguerra al confine orientale d’Italia, ma anche la determinazione di una visione di pace futura, nonostante i patimenti e le vittime del passato.

    Grande tragedia nazionale

    Dal canto suo, il Presidente Mattarella ha sottolineato che celebrare il Giorno del Ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana, vissuta allo snodo del passaggio tra la Seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda. Un capitolo buio della storia, nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenze e spargimento di sangue innocente. La zona al confine orientale dell’Italia, già martoriata dai durissimi combattimenti della Prima Guerra mondiale, assoggettata alla brutalità del fascismo contro le minoranze slave e alla feroce occupazione tedesca, divenne, su iniziativa dei comunisti jugoslavi, un nuovo teatro di violenze, uccisioni, rappresaglie, vendette contro gli italiani, lì da sempre residenti.

    Mattarella ha, poi, precisato che non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha voluto insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni. La tragedia delle popolazioni italiane non si esaurì in quei barbari eccidi, concentratisi, con eccezionale virulenza, nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945.

    Molti italiani rimasero oltre la cortina di ferro, e l’aggressività del nuovo regime comunista li costrinse, con il terrore e la persecuzione, ad abbandonare le proprie case, le proprie aziende, le proprie terre. Chi resisteva, chi si opponeva, chi non si integrava nel nuovo ordine totalitario spariva, inghiottito nel nulla. Essere italiano, difendere le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria religione, la propria lingua era motivo di sospetto e di persecuzione. Cominciò il drammatico esodo verso l’Italia, uno stillicidio durato un decennio. Il braccio violento del regime comunista si abbatteva furiosamente cancellando storia, diversità, pluralismo, convivenza, sotto una cupa cappa di omologazione e di terrore.

    Erano semplicemente italiani

    Inoltre, il Presidente Mattarella ha ritenuto di dover mettere in risalto anche le manchevolezze che gli esuli incontravano in Italia: “Quei circa duecentocinquantamila italiani profughi, che tutto avevano perduto, e che guardavano alla madrepatria con speranza e fiducia, non sempre trovarono in Italia la comprensione e il sostegno dovuti. Ci furono, è vero, grandi atti di solidarietà. Ma la macchina dell’accoglienza e dell’assistenza si mise in moto con lentezza, specialmente durante i primi anni, provocando agli esuli disagi e privazioni. Molti di loro presero la via dell’emigrazione, verso continenti lontani, e alle difficoltà materiali in Patria si univano, spesso, quelle morali: certa propaganda legata al comunismo internazionale dipingeva gli esuli come traditori, come nemici del popolo che rifiutavano l’avvento del regime comunista, come una massa indistinta di fascisti in fuga – ma non era cosi, erano semplicemente italiani.

    Soltanto dopo la caduta del muro di Berlino, una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e sul successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia all’identità della nazione. L’istituzione del Giorno del Ricordo ha suggellato questa ricomposizione nelle istituzioni e nella coscienza popolare.

    Paesi amici

    Mattarella ha indi precisato che questa ricomposizione è avvenuta anche a livello internazionale, con i Paesi amici di Slovenia e Croazia, nel comune ripudio di ogni ideologia totalitaria, nella condivisa necessità di rispettare sempre i diritti della persona e di rifiutare l’estremismo nazionalista. Oggi, in quei territori, da sempre punto di incontro di etnie, lingue, culture, con secolari reciproche influenze, non ci sono più cortine, né frontiere, né guerre... al loro posto c’è l’Europa, spazio comune di integrazione, di dialogo, di promozione dei diritti, che ha eliminato al suo interno muri e guerre. Oggi popoli amici e fratelli collaborano insieme nell’Unione Europea per la pace, il progresso, la difesa della democrazia, la prosperità. E poi, evocando il processo di rappacificazione tra gli italiani, sloveni e croati, Mattarella ha rievocato una dichiarazione congiunta tra il suo predecessore, il Presidente emerito Giorgio Napolitano, e l’allora Presidente della Croazia Ivo Josipović, del settembre 2011: “Gli atroci crimini commessi non hanno giustificazione alcuna. Essi non potranno ripetersi nell’ Europa unita, mai più. Condanniamo ancora una volta le ideologie totalitarie che hanno soppresso crudelmente la libertà a conculcato il diritto dell’ individuo di essere diverso, per nascita o per scelta”.

    Un’Europa di pace

    E per concludere il Presidente Mattarella, grande europeista, non ha potuto che invocare la visione dell’Europa unita, di pace e prosperità per le sue genti: “L’ideale di Europa è nata tra le tragiche macerie della guerra, tra le stragi e le persecuzioni, tra i fili spinati del campi della morte. Si è sviluppata in un continente diviso in blocchi contrapposti, nel costante pericolo di conflitti armati: per dire mai più guerra, mai più fanatismi nazionalistici, mai più volontà di dominio e di sopraffazione. L’ideale europeo e la sua realizzazione nell’Unione, è stato, ed è tuttora per tutto il mondo, un faro del diritto, delle libertà, del dialogo, della pace. Un modo di vivere e di concepire la democrazia che va incoraggiato, rafforzato e protetto dalle numerose insidie contemporanee, che vanno dalle guerre commerciali, spesso causa di altri conflitti, alle negazioni dei diritti universali, al pericoloso processo di riarmo nucleare, al terrorismo fondamentalista di matrice islamista, alle tentazioni di risolvere la complessità dei problemi attraverso scorciatoie autoritarie”.

    Concludendo con le parole rivolte ai presenti, figli e discendenti di quegli italiani dolenti, perseguitati e fuggiaschi che portano nell’animo le cicatrici delle vicende storiche che colpì i loro padri e le loro madri, Mattarella ha assicurato gli astanti che quella ferita oggi è ferita di tutto il popolo italiano, che guarda a quelle vicende con la sofferenza, il dolore, la solidarietà e il rispetto dovuti alle vittime innocenti di una tragedia nazionale, per troppo tempo accantonata. Durante il discorso, il Presidente Mattarella ha compiuto un inusuale gesto di cortesia diplomatica, ma anche molto di più, un gesto di sincera amicizia, ringraziando gli Ambasciatori di Slovenia Bogdan Benko, Croazia Jasen Mesić e Montenegro Sanja Vlahović per la loro presenza a questo evento importante, che attesta la “grande amicizia che lega oggi i nostri popoli in un comune destino”.

    Nel prosieguo della cerimonia è da menzionare anche l’intervento dei due ministri. Il titolare della Farnesina Enzo Moavero Milanesi ha illustrato la politica del buon vicinato italiana rivolta proprio al superamento dei tragici eventi commemorati in questa sede, e la prospettiva europea per i popoli del confine orientale italiano. Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha illustrato da parte sua le attività delle scuole e degli istituti d’educazione nel tenere viva la memoria sull’esodo e sulle foibe. E alla fine, il Capo dello Stato italiano, coadiuvato dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha consegnato i premi alle scuole vincitrici del concorso nazionale “Fiume e l’Adriatico orientale. Identità, culture, autonomia e nuovi confini nel panorama europeo alla fine della Prima Guerra mondiale”. A essere premiati sono stati gli studenti e i loro insegnanti da Catanzaro, Palermo, Ferrara, Fano, Pesaro e Urbino, Trapani e Ragusa. Tra gli premiati non solo autori di saggi tematici su Fiume, ma anche autori di video e di lavori multimediatici che parlano di Fiume e dintorni.

    Prima del discorso magistrale del Presidente della Repubblica, due studenti hanno letto una pagina di “Addio alla Città di Pola” del mons. Antonio Santin, arcivescovo di Pola e dell’Istria, e un brano tratto dal romanzo “Verde Acqua” di Marisa Madieri.

    Una cerimonia commovente, ma nello stesso tempo di altissimo valore istituzionale, con la presenza di alte personalità e di numerosi esuli e discendenti, che si sono presentati con apposite spille e fazzoletti che non sono vezzi alla moda, ma – come ha detto Antonio Ballarin – sono “medaglie create per restare fedeli alla verità della nostra Memoria e a una identità che agisca come lievito benefico nella società”.

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    Last modified on Lunedì, 11 Febbraio 2019 09:07