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    Con la storia della capretta Celestina. «Nati per la Musica» entra nelle nostre scuole

    By Rosanna Turcinovich Giuricin Marzo 30, 2019 124

    “Il bambino dagli 0 ai 3 anni ha un cervello particolarmente plastico e ricettivo: acquisisce e organizza le conoscenze e la musica, in particolare, contribuisce allo sviluppo delle diverse funzioni cerebrali”.

    “Il linguaggio musicale precede lo sviluppo di quello verbale, infatti, prima di cominciare a parlare, il bambino emette dei suoni (pianto, vagiti, versi, vocalizzi, lallazioni...). Suoni che i genitori gradualmente imparano a distinguere per comprendere i bisogni del bambino. Suoni che, anche se non ci si pensa, sono linguaggio musicale”.
    Sono piccole note del progetto “Nati per la Musica” diffuso in tutte le regioni italiane e che ora abbraccia anche l’Istria grazie all’intervento di due musicisti di grande entusiasmo unito naturalmente al talento ed all’esperienza dell’insegnamento. La pianista Antonella Costantini e il violinista Silvio Quarantotto, quest’ultimo di famiglia rovignese che ha dato alla città e alla cultura istriana tanti uomini illustri.
    Ma che cos’è “Nati per la Musica” ce lo spiega Antonella Costantini che in questa storia è coinvolta sia come musicista che come autrice di una favola interattiva e multimediale.
    “Sono reduce da un incontro con gli alunni delle scuole di Buie nella sala maggiore della locale Comunità degli Italiani. Un successo. Tanta soddisfazione. Ma per rispondere alla domanda: questo programma nazionale coinvolge i genitori dalla gravidanza ai sei anni di vita dei loro figli, su quella che è la relazione sonora all’interno della famiglia. Nei corsi preparto si riesce a condividere con le mamme i gusti musicali dei bambini. Si riesce ad entrare in sintonia. Il primo suono sono gli organi interni, la grande orchestra viscerale. Il bimbo conosce in anticipo la madre”.

    Ma come sei venuta in contatto con questo progetto?

    “Il primo approccio è stato del tutto casuale: provenivo dall’esperienza in Germania della didattica musicale, che a differenza dell’Italia è un’attività molto divulgativa, con la partecipazione attiva delle famiglie. Ho svolto questa esperienza fino al 2001. Tornata in Italia, stava nascendo anche qui un progetto analogo ma riferito alla lettura, ovvero Nati per Leggere che ho cominciato a seguire e ad avviare una collaborazione con l’Associazione nazionale pediatri e il Centro per la salute del bambino di Trieste, che da vent’anni funge da segreteria nazionale e che è consultabile su www.cbsonlus.org. Ho scoperto così che di Nati per leggere esiste già un presidio a Pola con investimenti in tutta l’Istria sia nel coinvolgimento dei bambini ma soprattutto per fornire agli insegnanti gli strumenti necessari alla continuazione del lavoro anche dopo l’incontro con gli specialisti”.

    E la musica?

    “Il progetto è stato ampliato anche alla musica. Come specialista incontro le scuole, con Silvio Quarantotto dell’Accademia Ars Nova, abbiamo presentato il nostro spettacolo per creare un primo contatto ma ora mantengo una collaborazione con queste realtà istriane per discutere di musica, fornire schede tecniche, testi e tutto ciò che serve nell’ambito di un’interazione permanente, nella realizzazione dei progetti. In questo momento, uno dei compiti dei ragazzi è quello di intervistare i nonni. Un lavoro che coinvolge le emozioni e mette in rete tutte le figure che formano la famiglia, per il benessere del bambino”.

    Che cosa avete presentato a Buie?

    “La favola che ho scritto ispirandomi proprio a questa terra: Celestina la capretta istriana. Nasce un anno fa da uno studio fatto su filastrocche del territorio. Ma svela anche qualcosa di ancestrale, io sono Bisiaca ma ho ritrovato in Istria le medesime cantilene che mi aveva insegnato mia madre, scoprendo una matrice comune, la medesima tradizione”.

    Che ruolo ha assunto questa consapevolezza?

    “È stata fondamentale perché sono potuta partire dalle mie radici, dalle mie conoscenze che mi hanno aiutato a capire che cosa abbia creato in questo territorio una comune cultura di base, la sfida era quella di comprenderne le connessioni. Così ho iniziato le ricerche. Conosco da anni la nipote di don Giuseppe Radole autore del volume sulle filastrocche istriane e quindi ragionando con lei mi ha edotto sull’attività dello zio proprio nella fascia dei 0-6. Io, don Radole, già lo avevo conosciuto come mio insegnante di armonia. La cosa mi ha ispirata. Così sono andata in Istria, alcune volte anche a Piemonte d’Istria in un’occasione speciale, ovvero per accompagnare i miei figli invitati a suonare nella chiesetta di San Pietro in occasione della passeggiata delle Rogazioni organizzata ogni anno il 25 aprile da Franco Biloslavo. Ma anche chiamati da Walter Macovaz che a Piemonte ha aperto il piccolo museo degli strumenti tradizionali del territorio, vedi il bassetto che ricorda il famoso Ottavio Stocovaz, liutaio tra i più famosi in Istria nel dopoguerra che aveva mantenuto la tradizione. Da tutti questi spunti è nata una storia”.

    Che cosa succede nel racconto e come si svolge?

    “C’è la narrazione: un bambino, per prima cosa, grazie all’intervento degli adulti, esplora le origini sonore territoriali. Questo ci dà la possibilità di fornire informazioni sulla storia della musica colta. Checco, il bambino che è proprietario di Celestina, condivide con lei gli spostamenti in Istria e naturalmente i giochi. Celestina è nata a Piemonte dove vive con Checco e la sua famiglia in una fattoria. Toni, il padre, alleva animali da cortile ma ama anche suonare il violino, per piacere. Una volta l’anno si preparano per la grande fiera degli animali che si svolge a Buie. Celestina viene agghindata per l’occasione, non per essere messa in vendita ma per portare i colori della fattoria di Toni ed essere riconosciuta come tale. Questo viaggio e la partecipazione alla fiera mi permettono di parlare delle varie abitudini locali”.

    Ma i bambini interagiscono?

    “Chiedo loro di dirmi come si viaggiava nel passato. Che cosa si portavano nel cesto del pranzo. Quali erano i tempi di spostamento nel Settecento, epoca in cui si svolge il racconto. Il raffronto è con il presente: si andava in macchina. Il coro dei no si alza immediatamente. Come comunicavano, non certo con il cellulare. I piccoli si divertono”.

    Ad un certo punto si parla di Tartini, Quarantotto fa sentire la sua musica, come è possibile?

    “Fatti gli affari, venduti gli animali, Toni decide di scendere verso il mare e raggiungere Pirano, sempre col suo carro, a salutare gli amici. Quando arrivano, Celestina e Checco si perdono nelle vie e arrivano in una piazza dove sentono suonare il violino, è un ragazzino, non uno qualunque, è proprio Giuseppe Tartini bambino che suona. Ma tu studi sempre il violino..., gli chiede, ma no, risponde, gioco, mi piace il gioco della scherma. Infatti era un campione nel 1700. Facciamo il duello, decidono. Prima di tornare verso Piemonte...mi fai sentire una tua musica, parte il Trillo del Diavolo. La musica popolare lascia lo spazio alla musica colta”.

    I bambini come reagiscono?

    “Rimangono incantati perché partecipano, esplorano, deducono, sono dentro la storia. Ascoltano tre strumenti dal vivo: il pianoforte, il corno ed il violino oltre naturalmente, all’intervento della voce narrante che spiega che cosa sia una villotta, quali sono le musiche tipiche del territorio. Il passo successivo sarà insegnare loro la quadriglia con i loro insegnanti ai quali consegno le schede ed il materiale necessario”.

    Celestina diventerà un libro?

    “Questa è la nostra aspirazione, magari con una registrazione allegata. Ci vorrà la consulenza della sorella di don Radole per l’esatta pronuncia…sarà bello realizzare il tutto. Un’altra sfida”.
    Le ricerche scientifiche, sulle quali si basa il progetto “Nati per la Musica” dimostrano che “le esperienze nei primi anni di vita sono fondamentali per un ottimale sviluppo complessivo. La musica è una buona pratica che, se attuata precocemente e con continuità, sostiene la crescita dei bambini. Dal punto di vista cognitivo, la musica aiuta il bambino a sviluppare proprie capacità di ascolto e osservazione, ad accrescere la propria immaginazione e creatività, ad aumentare le capacità di concentrazione e attenzione e ad esercitare la memoria. A livello relazionale ascoltare e fare musica in famiglia, giocando con la voce, con gli oggetti quotidiani che producono suoni, cantare filastrocche e inventarne di nuove rafforza il legame affettivo tra adulto e bambino ed è fonte di benessere”.
    Di fronte a tale consapevolezza ci si chiede perché la musica a scuola goda di così poca considerazione, si studi in modo superficiale e non ci sia maggiore spinta a motivare i ragazzi ad apprendere l’uso di uno strumento musicale. La scelta è spesso lasciata all’individuo ed alle scuole specifiche. Ma se non si diventa musicisti l’amore per la musica è un percorso da autodidatti. Ne soffre l’equilibrio stesso dell’individuo che nella musica ritrova la completezza.

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    Last modified on Domenica, 31 Marzo 2019 12:22