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    Fiume, un laboratorio del Novecento

    By Helena Labus Bačić Aprile 15, 2019 61
    Pier Luigi Vercesi Pier Luigi Vercesi

    È Wun contributo a un’analisi spassionata e sobria dell’operato di Gabriele D’Annunzio e dell’Impresa di Fiume il libro del giornalista Pier Luigi Vercesi “Fiume – L’avventura che cambiò l’Italia”, presentato nella Comunità degli Italiani di Fiume dall’autore stesso e da Ilaria Rocchi, caporedattrice di “Panorama”. I quindici mesi che D’Annunzio trascorse a Fiume sono stati sempre osservati invariabilmente in chiave ideologica, il che rendeva difficile, se non impossibile, giungere a un quadro obiettivo della vicenda che ebbe un forte impatto sul corso della storia di Fiume e di queste terre. Mettendo da parte lo schieramento ideologico, l’autore si è impegnato a restituire un quadro imparziale e ben documentato della celebre vicenda storica.
    A salutare i relatori e il pubblico è stata la presidente della CI, Melita Sciucca, la quale ha ricordato di avere conosciuto l’autore due anni fa, mentre questi si trovava a Fiume per svolgere le ricerche indispensabili per la stesura del libro. “È importante ogni libro su Fiume che viene pubblicato in Italia e, a quanto sembra, questo è già giunto alla sua settima edizione – ha dichiarato Melita Sciucca –. A prescindere da tutto ciò che viene detto su di lui, D’Annunzio fu senza dubbio un personaggio carismatico che portò a Fiume un’aria particolare”, ha rilevato la presidente della CI.
    Come spiegato da Ilaria Rocchi, Pier Luigi Vercesi proviene dalla Lombardia e nel corso della sua carriera ha scritto diversi saggi e libri su numerosi personaggi ed ha pure curato svariati documentari di carattere storico, nonostante non si fosse formato in questo campo. Tra le sue pubblicazioni c’è pure un libro su Dante nel quale ha sfatato l’immagine del grande poeta che viene inculcata nelle scuole.

    Il centenario dell’Impresa di Fiume

    Il libro “Fiume – L’avventura che cambiò l’Italia” conta 158 pagine ed è stato pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza. Ilaria Rocchi ha ricordato che di D’Annunzio si è sempre scritto, ma non si può dire lo stesso per Fiume. Ha pure osservato che ultimamente si stanno intensificando i preparativi per il progetto Fiume, Capitale europea della cultura 2020, il cui motto è “Porto delle diversità”, un concetto al quale lo stesso D’Annunzio aveva dedicato una laude. Tra settembre 2019 e il prossimo anno ricorre pure il centenario dell’Impresa di Fiume, ma per ora non è noto in che modo questa verrà ricordata.
    “A Fiume c’è assai poco di D’Annunzio, nonostante egli avesse contribuito molto a far conoscere questa città nel mondo. Egli viene menzionato soltanto in un angolino del Palazzo del governo e con l’ex muro confinario tra il Regno d’Italia e quello di Jugoslavia tracciato con la vernice rossa in centro città – ha rilevato la relatrice –. L’anno scorso, in occasione della permanenza a Fiume di Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e principale biografo di D’Annunzio, abbiamo ragionato sulle possibili collocazioni geografiche dei luoghi frequentati dal poeta in città. Abbiamo considerato in tale contesto anche la leggendaria taverna All’ornitorinco. Purtroppo non siamo giunti ad alcuna conclusione”, ha spiegato Ilaria Rocchi.

    Un’icona sbagliata

    Il libro di Vercesi ricostruisce in maniera dettagliata e documentata l’Impresa di Fiume, ovvero il tentativo di D’Annunzio di prendere la città assieme a un gruppo di disertori del Regio Esercito il 12 settembre 1919. Si ritirò da Fiume dopo il Natale di sangue, nel 1920. Ogni fatto riportato nel libro è documentato, mentre l’autore ha scelto di rivolgersi al lettore medio, non a uno studioso. Vercesi ha spiegato che nel corso della sua carriera si è sempre occupato di storie che credeva siano state raccontate male.
    “Sentivo così anche con la storia di Fiume – ha esordito Vercesi –. Questa città viene sempre vista come la culla del fascismo ed è stata la storiografia di sinistra ad avere insistito su questo aspetto. Ora, però, i tempi sono cambiati al punto che si assiste a esagerazioni sull’altro versante, trasformando la vicenda di Fiume in un ’68 ante litteram. Nella stesura di questo libro non mi ero proposto di dare una lezione a nessuno, ma volevo raccontare questa storia per dimostrare che tutte le ideologie ne avevano fatto un’icona sbagliata. Ciò che è certo è che in quei quindici mesi a Fiume ci fu un esperimento unico al mondo all’epoca. La Carta del Carnaro, ad esempio, fu la base di tutte le Costituzioni democratiche del secondo dopoguerra, in quanto vi si decretava la tolleranza, il voto alle donne e via dicendo. Pure l’omosessualità era tollerata. Dire che Fiume fu la culla del fascismo è sbagliato anche perché la componente nazionalista governò in città per meno di tre mesi, mentre nel periodo rimanente vigeva un orientamento di sinistra, il che non era ben visto dall’Italia”, ha spiegato Vercesi.

    Una festa continua

    Ilaria Rocchi ha osservato che l’Impresa di Fiume, alla quale aderirono in prevalenza giovani militari, può essere vista come una festa continua. Sembra che tutti girassero ubriachi per i parchi, che ci fosse tantissima droga, tra cui la cocaina, fiumi di alcol, mentre la popolazione croata subì delle angherie, al che si pone la domanda se D’Annunzio dimostrasse un atteggiamento antislavo. Stando a Vercesi, gli abusi nei confronti della popolazione croata non sarebbero stati causati da atteggiamenti razzisti, “ma – ha spiegato Vercesi – piuttosto dalle conseguenze dell’abuso di droghe. Fiume era un laboratorio in cui era racchiuso tutto il ‘900. Ad ogni modo, credo che se con le dovute cautele si raccontasse come le cose sono avvenute e se si insistesse sul fatto che Fiume per 15 mesi cent’anni fa fu un laboratorio del ‘900 – un evento unico nella storia dell’umanità –, credo che ciò contribuirebbe a cambiare la percezione di quel periodo tra gli abitanti di questa città e coloro che la governano”, ha concluso Vercesi.

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    Last modified on Lunedì, 15 Aprile 2019 10:37