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    Il «Falstaff» chiude una trilogia magistrale

    By Patrizia Venucci Merdžo Maggio 09, 2018 249
    Il «Falstaff» chiude una trilogia magistrale Ivor Hreljanović

    FIUME | Dieci minuti di scroscianti applausi finali per salutare, lunedì sera, nel Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume la prima del verdiano “Falstaff”, che rientrava come terzo titolo nel progetto lirico della Trilogia “Macbeth” – “Otello” – “Falstaff”, ovvero, Verdi – Shakespeare – Surian. E infatti, è stato proprio Giorgio Surian, il basso-baritono fiumano di fama internazionale a reggere magistralmente – in meno di un mese – rispettivamente i ruoli di Macbeth, Jago e Sir John Falstaff. Un progetto imponente – probabilmente il più impegnativo negli ultimi sette decenni del Teatro di Fiume –, il quale ha richiesto sforzi formidabili da parte di tutti i 220 artisti che hanno partecipato all’allestimento dei tre titoli d’opera.

    Lo straordinario capolavoro del Grande Vegliardo fu rappresentata per la prima volta a Milano nell’ambito della stagione di Carnevale e Quaresima del Teatro alla Scala, il 9 febbraio 1893, con la direzione di Edoardo Mascheroni, risultando ad oggi l’opera maggiormente rappresentata nella storia del Teatro milanese. In sala c’erano la Principessa Letizia Bonaparte, Giosuè Carducci, Giuseppe Giacosa, Giovanni Boldini, Giacomo Puccini, Pietro Mascagni. Vennero bissati il quartetto delle donne del primo atto e Quand’ero paggio del duca di Norfolk, l’aria di Falstaff del secondo atto. Fu un trionfo e una folla di ammiratori seguì Verdi fino al suo albergo costringendo il compositore ad affacciarsi al balcone. Le recensioni della stampa, italiana e straniera, furono entusiastiche.
    A Fiume “Falstaff” fu rappresentato per la prima volta nel 1923 e quindi nella stagione 1957/58 con il grande Milan Pichler e la direzione di Alessandro Petterin.

    Un genio verdiano al quadrato

    “Falstaff”, ultima opera di Giuseppe Verdi, è una commedia lirica in tre atti sul raffinato libretto di Arrigo Boito, tratto dalla commedia “Le allegre comari di Windsor” e da “Enrico IV di Shakespeare”, il dramma storico nel quale per la prima volta è apparsa la figura di Sir John Falstaff.
    Che dire di quest’opera? Che è un miracolo, che è il genio verdiano al quadrato, in cui la commedia e la strepitosa musica vanno allegramente e perfettamente a braccetto. “Io mi diverto a farne la musica; senza progetti di sorta, e non so nemmeno se finirò...ripeto: mi diverto... Falstaff è un tristo che commette ogni sorta di cattive azioni... ma sotto una forma divertente. È un tipo!”, scriveva il vecchio Verdi allo scrittore Gino Monaldi.
    Accolta con stupefatta ammirazione, in quest’opera l’autore con estrema raffinata sottigliezza proponeva un ritorno moderno e vivissimo dell’opera comica, nella quale l’orchestra vive assieme ai personaggi, cesellati con incredibile freschezza ed estrema ricchezza di sfumature psicologiche.
    L’aspetto positivo fondamentale di questo allestimento – a prima vista – è la pressoché totale coincidenza tra musica e recitazione; ossia, la vivacissima, bizzarra e giustamente caricaturale recitazione dei personaggi – la regia e drammaturgia è di Marin Blažević – rispecchia ammirevolmente la comicità e la concitata effervescenza della geniale partitura verdiana. È evidente la coerenza registica che indaga in ogni piega dell’animo dei singoli protagonisti, facendone emergere la loro caleidoscopica psicologia.
    A completare il quadro visivo concorrono pure i costumi fantasiosi ed eccentrici – di Sandra Dekanić – che s’inseriscono a pennello nell’insieme, come pure il movimento scenico di Selma Banich, che ben interpreta l’incalzante “torrente” musicale. Peccato che la mancanza di fondi non permetta la realizzazione di una scenografia “vera”, che accolga degnamente tutta l’azione scenica.

    Un’orchestra sempre all’altezza

    Autentico Maestro Giorgio Surian, che ha costruito un Falstaff dalle mille sfaccettature psicologiche veicolate dalla sua favolosa arte scenica e dalla sua estrema mobilità mimica. È una vera goduria ascoltare la sua perfetta e incisiva dizione italiana, specie nei “recitativi”, il suo fraseggio raffinato e il timbro smagliante della voce. È un privilegio averlo a Fiume. Da antologia l’inizio del terzo atto, “Ehi! Taverniere! Mondo ladro – Mondo rubaldo”. Però ci voleva il pancione! Simbolo di Falstaff, del suo gozzovigliare, delle sua ubriacature, della sua natura godereccia, della sua pigrizia e del suo parassitario stile di vita! Senza, Surian era troppo snello e giovane!
    Molto dignitosa l’interpretazione di Kolar come Ford, che ha avuto il suo culmine in “È sogno? O realtà”; sarebbe il caso però di perfezionare la dizione, non sempre chiara. Gustoso il personaggio di Alice, cui ha dato vita Anamarija Knego, che segnaliamo per la sua notevole resa vocale. Nannetta – Vanja Zelčić si è distinta per grazia e per i bei “filati” in “Sul fil d’un soffio etesio”. Canta con slancio e omogenea emissione vocale, il saettante Aljaž Farasin (Fenton).Ivana Srbljan è brava attrice (Meg), ma ha la voce “ingolata”, come pure Biljana Kovač (Mistress Quickly). Impegnati i “servi” Marko Fortunato (Bardolfo) e Dario Bercich (Pistola); specie nel “kolo” con le “lunanighe”... Divertenti e riusciti i “concertati” delle allegre e scatenate comari&company.
    Ottima la prova dell’Orchestra, diretta “a bacchetta” dall’eccellente Ville Matvejeff. Bravo anche il Coro, istruito da Nicoletta Olivieri. Complemento appropriato le luci di Dalibor Fugošić.
    Raccomandiamo lo spettacolo a chi volesse trascorrere una serata divertente e in buona compagnia.

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    Last modified on Mercoledì, 09 Maggio 2018 15:37