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    Le leggi razziali fasciste a Fiume e nell’Istria liburnica

    By Gianfranco Miksa Febbraio 08, 2019 156
    Sanja Simper Sanja Simper Željko Jerneić

    FIUME | Il terribile impatto che le leggi razziali del 1938 ebbero sull’elemento ebraico, con la privazione dei diritti civili e politici, la discriminazione sociale ed economica e l’impoverimento materiale che ne conseguì, fino alla deportazione e morte nei campi di concentramento. A parlarne in modo analitico, è il volume in lingua croata “Gli ebrei a Fiume e nell’Istria liburnica alla luce dell’antisemitismo fascista. 1938 – 1943” (Židovi u Rijeci i liburnijskoj Istri u svijetlu fašističkog antisemitizma (1938. – 1943.))” della storica e ricercatrice che da anni si dedica con passione alla riscoperta dei frammenti della storia ebraica nella zona quarnerina, Sanja Simper. È un volume, edito per i tipi dalla Comunità religiosa ebraica Bet Israel di Zagabria, per molti versi pionieristico per la storiografia croata, in quanto smonta completamente le tesi di relativizzazione che il fascismo ebbe nella persecuzione ebraica. A illustrarci le particolarità della monografia – che di recente è stata presentata al pubblico nell’Aula consiliare della Città di Fiume, e sarà inoltre donata alle scuole di Fiume, di modo che gli alunni possano conoscere meglio la storia –, è l’autrice stessa che abbiamo raggiunto per l’occasione.

    “Il volume è l’estensione del mio dottorato di ricerca conseguito alla Facoltà di Filosofia di Zagabria nel 2012, mentre la sua pubblicazione è stata concordata in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle Leggi razziali” – spiega Sanja Simper.
    “Questo interesse per le persecuzioni ebraiche nasce in seguito ai tanti progetti che ho realizzato con le classi scolastiche durante le mie lezioni di storia, per mezzo di elaborati pensati per spiegare ai più giovani la follia che portò all’Olocausto e la tragedia umana. Grazie a queste iniziative didattiche mi sono anche resa conto che, nell’immaginario collettivo, era a tutt’oggi persistente una qualcerta relativizzazione delle tremende conseguenze che ebbero le leggi razziali. Allo stesso modo ho capito anche quanto poco si sapesse delle leggi razziali e della loro attuazione, soprattutto nei nostri territori. Dai dati raccolti si evince come la tragedia legata alle persecuzioni non sia iniziata nel 1943, ma fosse già stata avviata sei anni prima, nel 1938, proprio con la promulgazione delle leggi razziali italiane. Opere storiografiche croate che affrontassero seriamente l’argomento, erano praticamente inesistenti. La storiografia italiana, si è invece occupata con più serietà del tema.
    Ho scelto quindi di iniziare una ricerca nell’Archivio di Stato di Fiume, che possiede una grande mole di materiali e documentazioni inerenti alla persecuzione ebraica nei nostri territori”.

    Come furono applicate queste leggi liberticide?

    “Fra gli atti preliminari all’introduzione delle leggi razziali, a parte la campagna antiebraica sui giornali, spicca il censimento generale degli ebrei del 22 agosto 1938. Condotto in base al criterio razziale, il censimento segnò l’avvio delle persecuzioni. Nella Provincia del Carnaro furono censite 1.473 persone di razza ebraica. Delle quali 1.386 a Fiume, 313 ad Abbazia e 30 a Laurana. Da tutto ciò emerse che tra le città italiane dell’epoca, Fiume possedeva una delle più alte percentuali di ebrei, pari al 2.5 p.c.. In base ai dati raccolti furono stilati speciali registri su ‘persone di razza ebraica’, costantemente aggiornati negli anni successivi. Le leggi liberticide imposte dal governo italiano generarono non solo forti restrizioni che portarono al depauperamento della collettività ebraica nel suo insieme, ma servirono in seguito all’espulsione e all’esclusione delle persone schedate da scuole e Università, dagli impieghi pubblici, dalle professioni, dai commerci, dalle industrie, dalle forze armate. Servirono alla spoliazione dei beni, agli arresti e alle detenzioni nei campi d’internamento, alla precettazione al lavoro obbligatorio”.

    Per quanto tempo ha svolto le sue ricerche?

    “Mi sono occupata del tema per diversi anni. Oltre a raccogliere materiali nell’Archivio di Stato di Fiume e in quelli dell’Italia e di Israele, che contengono meri documenti cartacei con numeri e statistiche, ho scelto di riportare anche le testimonianze e fotografie delle famiglie ebraiche deportate e sopravvissute alla Shoah, in quanto le considero di straordinaria importanza per capire le tante sfaccettature dell’intero fenomeno. Alcune erano già state pubblicate in altre opere, altre invece sono riuscita a raccoglierle personalmente”.

    Quali sono le conclusioni a cui è arrivata?

    “Le ricerche hanno portato a evidenziare il ruolo che le autorità fasciste ebbero nel spianare la strada alla caccia all’ebreo. Cosa che poi con la capitolazione dell’Italia dell’8 settembre 1943 e la successiva occupazione tedesca, si trasformò nella persecuzione nazista con il progetto della soluzione finale. I dati del censimento voluti e organizzati dal governo fascista, furono utilizzati per l’identificazione, l’arresto e la deportazione nei campi di sterminio da parte delle autorità naziste, in collaborazione con la neocostituita Repubblica Sociale Italiana. Sono elementi che vanno a smantellare le supposizioni a sostegno del fascismo che secondo alcuni non avrebbe avuto un ruolo determinante nell’organizzazione delle persecuzioni e sarebbe stato addirittura benevolo verso la componente ebraica. Sono falsità. Rigettate anche da numerosi studiosi italiani, i quali dagli anni Ottanta del secolo scorso hanno riveduto e smontato queste tesi, dimostrando alla fine, quanto il fascismo fosse pervasivo nel diffondere e attuare le idee razziste e antisemite. Occorre rilevare che la componente ebraica di Fiume e Abbazia, fu succube di un ulteriore feroce trattamento, soprattutto con il prefetto Temistocle Testa che si dimostrò particolarmente ossessivo e rigoroso nel raccogliere le informazioni e attuare le leggi razziali. Il motivo è da ricercare nella particolarità del territorio quarnerino, dove s’intersecavano diversi popoli e culture. Le autorità fasciste locali avevano il timore che gli ebrei, alla pari dell’elemento slavo, rappresentassero un potenziale pericolo per la sicurezza pubblica in queste aree di confine. Per questo motivo i ‘Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri’ erano attuati in modo particolarmente rigoroso e severo. Con queste disposizioni, tra il ‘38 e il ‘39, circa 500 ebrei di Fiume e liburnici assieme ai loro familiari persero la cittadinanza italiana, diventando apolidi senza alcuna protezione legale dello Stato. Le disposizioni prevedevano, infatti, la revoca immediata della cittadinanza italiana a tutti gli ebrei che la ottenerono dopo il 1918. E poiché Fiume, assieme all’intera zona liburnica, entrò a far parte del Regno d’Italia solamente tra il 1920 e il 1924, ai loro abitanti era concesso di ottenere la cittadinanza italiana. Agli ebrei che optarono per essa venne invece, soppressa. Questo significava anche l’annullamento di tutti i diritti che la cittadinanza comporta in sé: diritto alla residenza permanente, diritto al lavoro e tante altre cose. Il governo fascista dovette comunque ritrattare questi emendamenti perché non in linea con i Trattati di pace internazionali stipulati dopo la Prima guerra mondiale, con la dissoluzione dell’Impero austroungarico. Tuttavia in queste nostre zone di confine, si proseguì con una maggiore furia nella persecuzione ebraica”.

    Quali furono le conseguenze per la comunità ebraica di Fiume?

    “La deportazione e la morte nei campi di concentramento. Fino a oggi il numero complessivo degli ebrei arrestati e deportati provenienti da Fiume e dalla Liburnia non è completo. Si stima comunque che il numero di ebrei deportati sia di poco più di 400 persone, di cui un centinaio riuscirono a sopravvivere alla Shoah”.

    Come interpreta la scelta della componente ebraica sopravvissuta all’Olocausto di non ritornare a Fiume, passata in mano jugoslava, ma di scegliere invece di insediarsi in altre nazioni, come l’Italia?

    “Penso che la comunità ebraica non si riconoscesse nella nuova forma di governo comunista che vigeva a Fiume.
    È vero, molti hanno scelto l’Italia quale Paese in cui insediarsi per avere un’esistenza tranquilla, però altrettanti hanno scelto anche altre nazioni come la Palestina e gli Stati Uniti d’America. In ogni caso, è difficile parlare delle loro scelte personali. È un argomento che in questa ricerca non è stato affrontato”.

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    Last modified on Venerdì, 08 Febbraio 2019 11:40