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    Redazione

    Redazione

    Nuova Zelanda. Il killer è stato in Croazia

    Marzo 16, 2019

    Brenton Tarrant, il 28.enne australiano che venerdì ha ucciso 49 persone in due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, nel 2016 è stato in Croazia. Lo hanno reso noto i servizi segreti della Bulgaria che, assieme ai colleghi di tutta l’Europa, stanno cercando di capire con chi si sia incontrato e che contatti abbia avuto nel suo viaggio nella parte sud-orientale del Vecchio continente. 

    Gli 007 bulgari, infatti, hanno aggiunto che Tarrant nel periodo tra il 9 e il 15 novembre scorsi, con un volo da Dubai, è atterrato a Sofia. Durante il suo soggiorno in Bulgaria, ha visitato diverse città di importanza storica, mentre il 15 novembre ha raggiunto la capitale romena, Bucarest, dove ha noleggiato un’auto con cui è partito alla volta di Budapest, in Ungheria. I servizi segreti bulgari hanno confermato che il killer australiano nel dicembre del 2016 si è recato in Croazia, Serbia, Bosnia ed Erzegovina e Montenegro. Da qui, molto probabilmente, la decisione di scrivere sui caricatori del suo fucile con cui ha compiuto la carneficina nei luoghi di culto di Christchurch, nomi e avvenimenti storici collegati con le zone d’Europa che ha visitato nell’ultimo periodo.  

    Il procuratore di Stato bulgaro, Sotir Cacarev, ha dichiarato che per ora non ci sono elementi che potrebbero far pensare che Tarrant, durante il suo viaggio in Europa, abbia “compiuto attività collegabili con il terrorismo”. 

    Oggi, intanto, c’è stata la prima udienza in Tribunale per Brenton Harrison Tarrant, il cui indirizzo è stato rintracciato a Andersons Bay a Dunedin. In abiti bianchi da detenuto, mani ammanettate e a piedi nudi, ha sogghignato quando i reporter lo hanno fotografato in aula, affiancato da due agenti di polizia. Tarrant è stato rinviato in custodia cautelare, senza ricorrere all'Alta Corte di Christchurch, al 5 aprile.

    Isola di Capraia, isola di Brazza, un cadavere... Il cold case risolto dopo 20 anni

    Marzo 16, 2019

    Un cittadino croato, una moglie italiana, Dalmazia, Isola di Capraia, Brazza (Brač), una fede… Sono soltanto alcuni degli indizi di un cold case, di un caso riaperto e, soprattutto, risolto dopo due decenni. 

    Il protagonista della storia è Zlatko Brajko, classe 1964, che scomparve nel 1998 e il cui corpo venne rinvenuto nelle acque prospicienti l’Isola di Capraia. La storia è raccontata nei minimi dettagli dalla Gazzetta di Livorno, che riportiamo di seguito.

    Il 18 luglio 1998 venne rinvenuto in mare aperto, a nord-ovest dell’Isola di Capraia, un cadavere di sesso maschile, in acqua da alcuni giorni, e quindi con evidenti fenomeni di alterazione a causa dell’esposizione al sole ed all’immersione in acqua, che si presentava completamente nudo, tranne una fede, portata all’anulare, con l’incisione interna, un orologio marca Casio ed una scarpa 47 con un simbolo stilizzato rosso sulla suola, che – si appurò all’epoca – si trattava del marchio del fabbricante svizzero di scarpe da barca Vogel.

    L’esame autoptico, eseguito dopo il rinvenimento nell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Pisa, confermò la morte per annegamento, senza rilevare alcuna altra anomalia, quali lesioni o traumi. Anche gli esami tossicologici eseguiti all’epoca non dettero luogo a ipotesi di altra natura. Ogni possibile tentativo di identificazione del cadavere o ricerca dei suoi familiari, condotte con i mezzi dell’epoca, non dettero alcun esito. Anche la partecipazione per due volte alla nota trasmissione televisiva “Chi l’ha visto”, da parte degli investigatori che seguivano il caso, non permise un esito positivo alla vicenda.Dopo qualche mese il corpo venne sepolto presso il Cimitero dei Lupi a Livorno.

    Il Commissario di Polizia, oggi in pensione, Ilario Sartori, che aveva seguito l’intera vicenda, aveva promesso, già all’epoca, che avrebbe fatto di tutto per dare un nome al defunto e, soprattutto, per rintracciare la famiglia. Nelle scorse settimane lo stesso Sartori, mentre stava effettuando alcune ricerche su internet, ha riprovato per l’ennesima volta a trovare traccia di uno scomparso compatibile con il cadavere di Capraia, ripartendo dal sito della trasmissione televisiva. Allargando le ricerche con parole chiave in lingua inglese, sono apparsi alcuni siti, mai prima visitati, realizzati da pochi anni ed arricchiti dagli organi di polizia delle rispettive nazioni. Sono stati trovati così dei veri propri album fotografici, contenenti centinaia di foto e profili di persone scomparse in tutta Europa, che Sartori ha iniziato a visionare, per trovare qualche riscontro.

    Giunto al settore della Croazia, l’attenzione è stata catturata dalla foto di un uomo, con un particolare fisico che gli ha subito ricordato il cadavere di Capraia: la pronunciata fossetta sul mento. Più ha osservato la foto e più gli è sembrato che lo scomparso croato assomigliasse alla lontana immagine di quel corpo bruciato dal sole. Altro elemento di grande importanza è stata la rilevazione della data di scomparsa, che corrispondeva proprio agli inizi del mese di luglio del 1998.

    La possibilità quindi di poter dare un nome a quel corpo si è fatta quindi molto vicina: forse era proprio Zlatko Brajko, nato il 12 maggio 1964, cittadino croato, scomparso da Bol, sull’isola di Brac sulla costa Dalmata. E' stata poi trovata un’altra notizia collegabile alla vicenda. Digitando il nome e cognome del croato, appariva sul video una intervista, nella quale il giovane riferiva di avere acquistato una barca per il trasporto dei turisti nelle varie isole dalmate. Proprio questo ultimo punto confermava l’ipotesi di corrispondenza tra il Brajko ed il cadavere, che, appunto, calzava una scarpa utilizzata proprio da marinai o velisti. Da qui il raffronto tra la polizia di Livorno e quella croata. Le impronte digitali hanno dato la conferma definitiva e il cadavere è stato identificato. In più, relativamente alla presenza del nome Caterina e della data incise all’interno della fede, la stessa Interpol, nel trasmettere l’impronta del Brajko, ha riferito che effettivamente era sposato nella data indicata e proprio con “Caterina”, una cittadina italiana. 

    I familiari sono stati ufficialmente avvertiti e, appena sarà possibile, raggiungeranno Livorno, per le necessarie formalità legate alla restituzione della fede e dell’orologio e per avere ogni possibile notizia direttamente da chi all’epoca aveva operato.

    Nuova Zelanda. Sparatoria in due moschee: 40 morti

    Marzo 15, 2019

    Sono almeno 40 le vittime e 20 i feriti in Nuova Zelanda in seguito alle sparatorie avvenute oggi in due moschee della città di Christchurch. Disinnescati anche alcuni ordigni. 
    L'autore della strage si chiama Brenton Tarrant, ed è un australiano bianco di 28 anni. L'autore degli attacchi odierni ha ripreso la strage in diretta streaming. Il video, pubblicato su Facebook, è durato 17 minuti ed è poi stato rimosso dal social network.

    Le due mitragliatrici usate dall'autore della strage nelle moschee di Christchurch erano coperte con scritte in inchiostro bianco che facevano riferimento ad antiche battaglie e più recenti attacchi contro le comunità musulmane: tra queste, una riportava anche il nome di Luca Traini, l'estremista di destra autore dell'attacco contro migranti compiuto l'anno scorso a Macerata. 

    Tajani ci ricasca ed elogia Mussolini. Lui: Non è vero

    Marzo 14, 2019

    “Si vergogni chi strumentalizza le mie parole sul fascismo. Sono da sempre antifascista. Non permetto a nessuno di insinuare il contrario. La dittatura, le sue leggi razziali, i morti che ha causato sono la pagina più buia della storia italiana ed europea”. Antonio Tajani risponde così alle polemiche per una sua intervista a “La Zanzara” su Radio 24, in cui ha affermato che Mussolini “ha fatto cose positive prima di entrare in guerra e seguire Hitler”.
    Ad accendere le polemiche era stato l’eurodeputato del Partito socialdemocratico tedesco Udo Bullmann: “Le sue sono affermazioni incredibili. Come può un presidente del Parlamento Ue non riconoscere la natura del fascismo?”.
    In Italia dura presa di posizione dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani): “Il fascismo ha fatto cose buone – tuona il presidente Carla Nespolo –? Tajani lo vada a dire in Etiopia dove intere popolazioni, bambini, donne, uomini, del tutto innocenti, sono state sterminate dall’uso, voluto da Mussolini, dei gas. L’aggressione all’Albania, alla Grecia e alla Jugoslavia? L’onorevole Tajani lo ignora”. E aggiunge: “Derubricare il delitto Matteotti come un semplice incidente di percorso in un cammino tutto sommato pacifico, è quanto di più disgustoso si potesse sentire”.
    Mentre per il presidente della Toscana Enrico Rossi, “le parole di Tajani sono gravi. L’Europa è nata dopo le tragedie e gli orrori causati dal nazismo e dal fascismo. Chi ricopre la carica di presidente del Parlamento europeo questo deve averlo sempre bene a mente”.
    Tajani era balzato agli onori della cronaca in occasione del Giorno del Ricordo, quando a Basovizza dichiarò: “Viva l’Istria e la Dalmazia italiane”, che aveva scatenato un puttiferio in Croazia, con polemiche che si sono susseguite per diversi giorni.

    Caso Salpietro. Horvatinčić condannato a 4 anni e 10 mesi

    Marzo 13, 2019

    Horvatinčić è stato condannato a  4 anni ple 10 mesi per aver provocato l’incidente marittimo dell’agosto del 2011, in cui persero la vita i coniugi Francesco Salpietro e Marinella Patella. Lo yacht di Horvatinčić, lo ricordiamo, si scontrò con la loro barca a vela nei pressi di Capocesto (Primošten), nella Dalmazia centrale.

    Ci sono voluti tre processi per condannare l’ambiguo imprenditore zagabrese. Horvtainčić è salito per la prima volta sul banco degli imputati nel 2012 e solo tre anni dopo è stato condannato a un anno e 8 mesi di carcere  con la condizionale, mentre la morte dei due coniugi italiani è stata caratterizzata come incuria dell’imputato. Le parti in causa hanno sporto ricorso contro questa sentenza e perciò è iniziato quasi subito il secondo processo. Nell’ottobre del 2017, Horvatinčić è stato scagionato da qualsiasi colpa per il tragico incidente, affermando che l’imprenditore fosse stato colpito da sincope, ossia dalla perdita dei sensi al momento della guida e dell’impatto con la barca dei Salpietro.

    Il Tribunale di Zara ha però, annullato la sentenza della Corte dei Sebenico anche sotto la forte pressione dell’opinione pubblica e nell’ottobre scorso è iniziato il terzo processo, conclusosi oggi.

     

    La ministra Žalac offre le dimissioni. Il premier le respinge

    Marzo 11, 2019

    Gabrijela Žalac ha offerto le dimissioni da ministra dello Sviluppo regionale e dei Fondi europei. Ma il premier andrej Plenković le ha respinte.

    Due ore prima, visibilmente turbata, la Žalac aveva dichiarato di essere “scioccata per quanto successo sabato mattina”, quando a Vinkovci ha investito una bambina di dieci anni, che è sbucata davanti alla Peugeot 308 della politica e lontano dalle strisce pedonali. Le dimissioni, chieste a gran voce dall’opposizione e dall’opinione pubblica, sono dovute al fatto che la ministra non era in possesso di una patente valida. “Il documento è scaduto nel giugno del 2016 - ha ammesso la Žalac con le lacrime agli occhi -. Non lo sapevo, ma ciò non mi giustificata”.
    La responsabile del dicastero ha dichiarato di assumersi le responsabilità per questa mancanza, ma che l’unica cosa importante “è che la bimba stia bene. L’ho visitata sabato in ospedale e mi hanno assicurato che si riprenderà presto”.
    Gabrijela Žalac ha voluto concludere la sua conferenza stampa straordinaria chiedendo “scusa all’opinione pubblica croata”.

    Caso «vermi». Dolac, esame superato

    Marzo 08, 2019

    Sono iniziate stamattina le trattative tra la Dolac e la Blato 1902 d.d. per la rescissione del contratto di fornitura dei pasti, dopo lo scandalo delle tarme del cibo nella minestra che l’azienda ha servito lunedì scorso agli alunni della scuola elementare italiana. Ieri la Blato 1902, nonostante sia l’esclusiva colpevole per quanto accaduto, ha inviato alla riunione una rappresentante che non ha nessun potere decisionale e perciò le trattative di ieri si sono concluse con un nulla di fatto, anche se la direttrice Dunja Kučan Nikolić ha ribadito che la scuola è assolutamente intenzionata a rescindere il contratto “perché il danno sia per gli alunni che per la scuola è enorme”.  Comunque, le parti si sono ripromesse di ritrovarsi nei prossimi giorni per chiudere la faccenda.

    Intanto, la Blato 1902 non fornisce più i pasti alla Dolac, che ha provveduto ad accordarsi con la Croce rossa, per assicurare i pranzi per gli alunni del doposcuola. Si tratta di una soluzione temporanea, però “i bambini e i loro genitori non devono preoccuparsi per quanto riguarda il servizio”.

    Neodirettrice, battesimo di fuoco

    Per la direttrice Dunja Kučan Nikolić è stato un battesimo di fuoco. Nemmeno nei suoi incubi peggiori avrebbe immaginato di intraprendere questo importante incarico con uno scandalo del genere, che ha coinvolto la scuola suo  malgrado. Anzi, il danno d’immagine per la Dolac è notevole, poiché sui siti e sui giornali nazionali il nome della SEI ha campeggiato su tutti i titoli. La direttrice ha aggiunto che il fornitore dei pasti è praticamente una scelta a cui la scuola viene obbligata dalla legge sugli acquisti pubblici. “La Blato ci forniva il pranzo dall’inizio di febbraio e devo dire che tutto il personale scolastico, a cominciare dalla sottoscritta, ha controllato la qualità dei pasti che arrivavano sui piatti dei nostri alunni – ha ribadito la Kučan Nikolić –, ed effettivamente non avevamo riscontrato problemi. Poi è successo quello che tutti sappiamo”.

    La direttrice ha voluto ancora una volta precisare che l’istituto si è attenuto alla procedura stabilita in questi casi, com’è stato anche confermato sia dalla ministra dell’Istruzione, Blaženka Divjak, che dal capodipartimento per l’Istruzione della Città di Fiume, Sanda Sušanj. “Questa procedura ci ha impedito di reagire subito nei confronti dei mass media, che mercoledì ci hanno tempestato di telefonate e richieste d’intervista – ha voluto ribadire la direttrice –. Però, la situazione era esplosiva e abbiamo cercato in tutti i modi di tutelare innanzitutto i nostri alunni, ossia abbiamo aspettato le analisi dell’Istituto per la salute pubblica, per poter uscire con delle dichiarazioni più precise. Spero che i giornalisti e i genitori abbiano capito che ho agito in buona fede, pensando sempre a tutelare la scuola e i suoi ragazzi”, ha concluso Dunja Kučan Nikolić, che effettivamente si è ritrovata a gestire un problema grandissimo con pochissima esperienza data la sua fresca nomina. Ma, a conti fatti, la direttrice ha superato l’esame, come dimostra il fatto che nessuno ha colpevolizzato la scuola, bensì soltanto la Blato 1902 d.d.

    Caso Dolac, la ministra: «La scuola ha agito bene»

    Marzo 07, 2019

    “La Dolac ha fatto quello che doveva fare”. Lo ha sentenziato Blaženka Divjak, commentando  il caso della scuola elementare italiana di Fiume nella cui mensa del doposcuola lunedì scorso è stata servita una minestra in cui galleggiavano degli animaletti. Le analisi di laboratorio hanno stabilito che si trattava di larve di tignola del grano, conosciute anche come tarme del cibo. “Se si tratta del primo caso verificatosi, e non abbiamo motivo per pensarlo diversamente, l’istituto scolastico ha proceduto in maniera adeguata – ha aggiunto la ministra dell’Istruzione –. È stata chiamata l’ispezione, è stato contattato il fornitore con cui è stata sospesa la collaborazione… Perciò, credo che ora il prossimo passo è assicurare agli alunni un’alimentazione sana”.

    Alla domanda se in questo caso si può parlare di negligenza, la Divjak ha sottolineato che “in questi caso, sfortunatamente, possiamo agire soltanto post festum. Ripeto: va rimediata la situazione venutasi a creare, ossia la scuola Dolac deve trovare un altro modo per assicurare un’alimentazione corretta per i bambini”.

    Intanto, ieri pomeriggio la direttrice della scuola elementare italiana, Dunja Kučan Nikolić ha convocato la riunione del Consiglio dei genitori, per informare i rappresentanti delle classi della situazione e dei passi intrapresi dall’istituto per rimediare al problema venutosi a creare a causa del pessimo servizio offerto dalla Blato 1902 d.d., che fornisce i pasti agli alunni del doposcuola.

    «Nessun pericolo»

    Nel frattempo il Reparto si epidemiologia dell’Istituto regionale di salute pubblica ha completato le analisi sui campioni prelevati dalla minestra servita lunedì scorso. Il responsabile del Reparto Dobrica Rončević, ha confermato quanto ipotizzato il giorno prima e cioè che trattava di larve di tignola fasciata del grano (Plodia interpunctella), chiamata tarma del cibo o tarma della pasta. Le analisi microbiologiche dei campioni prelevati nella cucina sono risultate negative, nel senso che non contengono fattori patogeni.

    “Non abbiamo registrato casi di malessere nei ragazzi che hanno consumato la ministra, ossia nessuno si è rivolto al nostro Istituto per problemi di salute. Ribadisco che non ci sono rischi. Le tignole del cibo non sono patogene e molto spesso sono presenti nelle nostre case, ma anche nei ristoranti e nei negozi di alimentari. Prolificano soprattutto nella farina, nella pasta, ma anche nei fagioli e nell’orzo, ingredienti che sono stati usati per cucinare la minestra. Certamente non è piacevole trovare nei vermiciattoli nel piatto ed è meglio evitare episodi del genere, ma la cosa più importante è che non sono dannosi per la salute, anche perché sono trattati termicamente”, ha spiegato il dott. Rončević, aggiungendo che episodi simili si verificano sporadicamente, soprattutto nelle mense scolastiche, considerato anche il numero di pasti che viene preparato.

    Caso Dolac. Non erano vermi, ma tarme del cibo

    Marzo 06, 2019

    “Non erano vermi, bensì tarme del cibo, che non rappresentano un pericolo per la salute dell’uomo”. Lo afferma Dobrica Rončević dell'Istituo per la salute pubblica di Fiume, dove sono state effettuate le analisi del cibo che lunedì scorso è stato servito ai bambini del doposcuola della Dolac. Si tratta di un organismo non patogeno – ha specificato Rončević –, che si può trovare nella farina, nell’avena, nei fagioli e che se trattato in modo termico non è dannoso per la salute dell’uomo”.

    Le accuse della direttrice

    Dopo innumerevoli tentativi finalmente siamo riusciti a contattare la direttrice della Dolac, Dunja Kučan Nikolić, che si è ritrovata a dover gestire una patata bollente a poco meno di due mesi dall’assunzione dell’incarico, dopo il pensionamento di Nadia Poropat.

    “Facciamo tutto il possibile per rimediare a un enorme danno che ci è stato causato”, ha esordito la Kučan Nikolić, che poi è però passata all'attacco, ma non della Blato 1902 che ha servito i vermi agli alunni, bensì  dei giornalisti. "Non capisco veramente tutto questo accanimento da parte dei mass media. Si tratta di un attacco frontale nei confronti della nostra scuola, che non ha praticamente alcuna colpa nella vicenda“. Frecciatina velenosa  anche ai genitori: "Sono rimasta delusa anche dal fatto che le nostre scuse ai parenti dei bambini che hanno mangiato la minestra formulate in un  comunicato, siano state rese di dominio pubblico“, ha concluso la neodirettrice della Dolac, annunciandoci che in giornata sarà emesso un comunicato stampa "al quale non aggiungerò altro".

    Sospesa la collaborazione con la Blato 1902

    Come promesso, il comunicato della scuola Dolac è arrivato puntuale e che riportiamo integralmente: “La scuola sta provvedendo a risolvere l'accaduto dall’inizio con tempestività attenendosi a tutte le regolamentazioni e rispettando il dovuto iter. Si contatta e si collabora con il fondatore e con tutte le istituzioni addette per ottenere delucidazione sull'accaduto. Per il momento la Scuola ha sospeso immediatamente la collaborazione con il fornitore dei pranzi, l'azienda Blato 1902”.

    Dijana Nobilo, dell'azienda incriminata, ha espresso grande rammarico per quanto accaduto. "La nostra cucina prepara i pasti attenendosi agli alti standard europei. Da diversi anni forniamo pasti nelle scuole e nelle aziende e non è mai successo qualcosa di simile, perciò il nostro rammarico è ancora maggiore. Siamo consapevoli, comunque, di quanto successo. Sono in corso le analisi dei campioni prelevati dall'Istituto di salute pubblica, come pure quelle dell'Ispettorato sanitario. I risultati dovrebbero essere pronti in giornata e a quel punto forniremo una dichiarazione ufficiale. Nel frattempo esprimiamo tutto il nostro rammarico e le nostre scuse per l'accaduto", ha dichiarato Dijana Nobilo.

    Le parole del capodipartimento cittadino

    "Sono molto dispiaciuta che gli alunni della Dolac abbiano avuto questa brutta esperienza. Senz'altro si tratta di un episodio che non ha giustificazioni, ma è importante sottolineare che i risultati preliminari delle analisi del cibo, effettuate nei laboratori dell'Istituto di salute pubblica, hanno dimostrato che non sono presenti tracce di organismi patogeni e quindi pericolosi per la salute. Nell'anno scolastico in corso l'Istituto di salute ha effettuato per due volte controlli sui valori energetico-nutrizionali dei pasti nella Dolac e i risultati erano stati soddisfacenti. Regolari controlli vengono effettuati anche per quanto riguarda il rispetto dei criteri microbiologici. "La Città si impegna in maniera constante per migliorare la qualità dell'alimentazione nelle scuole elementari cittadine. Purtroppo, nonostante l'impegno e le misure di sicurezza intraprese, è successo questo sgradevole incidente. Attualmente stiamo facendo tutto il necessario affinché non venga a ripetersi", si legge nel comunicato”.

    Il parere del medico: «Nessun pericolo»

    Abbiamo contattato il connazionale dott. Leonardo Bressan per capire se l'incidente successo alla Dolac potrebbe effettivamente avere delle conseguenze negative sulla salute dei ragazzi che hanno mangiato la minestra. "Un pericolo reale potrebbe verificarsi nel caso in cui il cibo sia stato infestato nel trasporto tra la cucina, nella quale è stato preparato, e la scuola. Altrimenti credo che i ragazzi non dovrebbero accusare problemi di salute. Se i vermi sono stati trattati termicamente, o più semplicemente cucinati, non dovrebbero insorgere problemi. I ragazzi possono avere vomitato e accusato mal di pancia probabilmente per il disgusto provato quando hanno capito di che cosa si trattasse. Sono bambini piccoli, che si sono impressionati e hanno reagito accusando un malessere. Comunque, sarà fondamentale attendere i risultati delle analisi dei campioni di cibo e naturalmente del tipo di vermi trovati nei piatti per escludere qualsiasi dubbio", ha dichiarato il dott. Bressan.

    Gelsi e San Nicolò, nessuna conseguenza

    Nessuna brutta sorpresa, per fortuna, alla elementari italiane Gelsi e alla San Nicolò anche se il fornitore dei pasti è lo stesso e di conseguenza il menù giornaliero è identico a quello della Dolac. Ce lo hanno confermato rispettivamente la segretaria Gioia Baričević e la direttrice Iva Bradaschia Kožul. “Abbiamo oltre 100 bambini che pranzano al doposcuola e lunedì nessuno di loro, e nemmeno gli insegnanti che erano presenti durante il pranzo, hanno notato qualcosa di strano nei pasti. Spero si tratti di un caso isolato”, ci ha detto Gioia Baričević. “Posso soltanto confermare che non abbiamo avuto alcuna lamentela da parte dei bambini per quanto riguarda la minestra di lunedì o di eventuali presenze di vermi nella stessa”, ci ha invece dichiarato la direttrice della San Nicolò, Iva Bradaschia Kožul. La scuola Belvedere invece si affida a un altro fornitore.

    La vicenda

    Ricorderemo che la spiacevole vicenda è datata lunedì scorso quando gli alunni del doposcuola della Dolac hanno notato alcuni animaletti nella minestra.  Quando gli addetti alla cucina dell’istituto si sono accorti di quelle che poi sono state riconosciute come tarme del cibo, che galleggiavano e si muovevano nei piatti degli alunni, è stato subito dato l’allarme, ma per alcuni fanciulli era già troppo tardi: avevano già consumato il pasto…

    La Dolac aveva ammesso lo spiacevole incidente in una nota consegnata ai genitori: “Nella minestra di fagioli e orzo con carne sono stati trovati degli animaletti. Abbiamo subito reagito e chiamato l’Istituto per la salute pubblica, i cui funzionari si sono subito precipitati a scuola”. Secondo l’istituto la colpa va attribuita all’azienda fornitrice dei pasti, ossia alla Blato 1902 d.d., che “abbiamo subito informato e a cui abbiamo espresso la nostra insoddisfazione per il servizio che ci hanno reso. La Blato ci ha chiesto scusa e promesso di risarcire i danni, anche se è molto difficile quantificarli dato che alcuni nostri alunni hanno vissuto un’esperienza orribile”. La Dolac aveva concluso il suo primo comunicato chiedendo scusa ai genitori e ai bambini.

    Shock alla SEI Dolac. Vermi nella minestra

    Marzo 05, 2019

    Brutta sorpresa lunedì scorso per gli alunni della scuola elementare italiana Dolac. Nella minestra che è stata servita ai ragazzi che frequentano il doposcuola, sono stati trovati dei vermi. Quando gli addetti alla cucina dell’istituto si sono accorti dei piccoli animaletti che galleggiavano e si muovevano nei piatti degli alunni, è stato subito dato l’allarme, ma per alcuni fanciulli era già troppo tardi: avevano già consumato il pasto…

    Alcuni genitori hanno dichiarato al sito rijecanin.hr che sono stati gli stessi ragazzi a notare i vermi nella minestra, mentre altri hanno affermato che alcuni ragazzi hanno vomitato e stavano male una volta tornati a casa. 

    La Dolac ha ammesso lo spiacevole incidente: “Nella minestra di fagioli e orzo con carne sono stati trovati dei vermi – si legge nella nota inviata ai genitori –. Abbiamo subito reagito e chiamato l’Istituto per la salute pubblica, i cui funzionari si sono subito precipitati a scuola”. Secondo l’istituto la colpa va attribuita all’azienda fornitrice dei pasti, ossia alla Blato 1902 d.d., che “abbiamo subito informato e a cui abbiamo espresso la nostra insoddisfazione per il servizio che ci hanno reso. La Blato ci ha chiesto scusa e promesso di risarcire i danni, anche se in questo è molto difficile quantificarli dato che alcuni nostri alunni hanno vissuto un’esperienza orribile”. La Dolac conclude il comunicato chiedendo scusa ai genitori e ai bambini. Bisogna aggiungere che i genitori degli alunni della Dolac hanno ribadito che già in passato si sono lamentati per la qualità dei pasti serviti nel doposcuola.

    Dopo innumerevoli tentativi finalmente siamo riusciti a contattare la direttrice della Dolac, Dunja Kučan Nikolić, che si è ritrovata a dover gestire una patata bollente a poco meno di due mesi dall’assunzione dell’incarico, dopo il pensionamento di Nadia Poropat. 

    “Facciamo tutto il possibile per rimediare a un enorme danno che ci è stato causato”, ha esordito la Kučan Nikolić, che poi è però passata all'attacco, ma non della Blato 1902 che ha servito i vermi agli alunni, bensì  dei giornalisti. "Non capisco veramente tutto questo accanimento da parte dei mass media. Si tratta di un attacco forntale nei confronti della nostra scuola, che non ha praticamente alcuna colpa nella vicenda“. Frecciattina velenosa  anche ai genitori: "Sono rimasta delusa anche dal fatto che le nostre scuse ai parenti dei bambini che hanno mangiato la minestra formulate in un  comunicato, siano state rese di dominio pubblico“, ha concluso la neodirettrice della Dolac, annunciandoci che in giornata sarà emesso un comunicato stampa "al quale non aggiungerò altro".

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    La direttrice della SEI Dolac, Dunja Kučan Nikolić

    Va ribadito che lo stesso pasto lunedì è stato servito anche a un’altra scuola italiana di Fiume, ossia la San Nicolò, dove però i vermi non sono stati notati. La direttrice Iva Bradaschia Kožul ci ha detto che l’istituto scolastico da lei diretto ha firmato l’1 gennaio scorso con la Blato 1902 un contratto per l’approvvigionamento di pasti  e “finora non abbiamo avuto alcun problema, anzi posso dire che il servizio che ci viene fornito da questa azienda è molto soddisfacente”. 

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